Su per le scale..

[Giovedì pomeriggio - Ore 16.30]
Le scale di Hogwarts, forse l'ambiente meno piacevole di tutto il castello.
Cambiavano direzione a loro piacimento, lo facevano spesso, soprattutto quasi sempre quando una persona aveva fretta e doveva essere in meno di due minuti e mezzo - sì, e mezzo - due piani più su.
Estelle aveva deciso di arrendersi, ormai. Il movimento delle scale, ormai, era diventato un'abitudine. Restava immobile sul penultimo scalino in attesa che la scale decidesse - finalmente - di collegarla al piano inferiore, per poter così imboccare - sfortunatamente - una seconda scala che l'avrebbe condotta alla Sala Comune Corvonero. Aveva fretta e, purtroppo, come ogni volta, aveva imboccato proprio questo intoppo.
Scappava. Non sapeva da cosa precisamente.
Era tornata quella stessa mattina da Lille. Il viaggio in Francia le aveva fatto bene. Rivedere suo padre era stata una grande gioia. A quanto pare, i rapporti con la madre erano migliorati parecchio. Estelle non sperava che i due tornassero assieme - sarebbe stato l'inizio di una nuova storia che si sarebbe conclusa sempre allo stesso modo; un circolo vizioso, insomma - ma non le dispiaceva affatto che i due si frequentassero: per lei e per la sorella minore, Alya, poteva essere solo un buon pretesto per vedersi più spesso, ovviamente fuori le mura di Hogwarts.
La Francia era calda. Ritornare ad Hogwarts era stata una benedizione. Fresca, si respirava aria pulita.
Estelle si guardò attorno. Un gruppetto di studenti era nelle sue stesse condizioni. Abbozzò un sorriso quando la riconobbero; alcuni si lasciarono andare persino ad un "Bentornata", accompagnata da un sorriso caloroso. Nessuno di loro, ovviamente, sapeva dove fosse stata. Molti erano ancora convinti che per via della fasciatura alla mano e alla testa fosse stata costretta a restare chiusa in camera. Aveva fatto l'abitudine anche a quello. Le fasciature non le davano più tanto fastidio e nemmeno le ferite le dolevano troppo, a parte nei momenti in cui si muoveva troppo e si affaticava. Ma nemmeno quello le avrebbe impedito di muoversi.
Alla fine si era decisa, la scala.
Si era fermata.. ed Estelle, quindi, poteva riprendere la sua corsa.

Corsa che riprese nel migliore dei modi.
La scala successiva sembrava essere molto più gentile, l'accompagnò con la corsa e le fece posare il piede proprio sul piano giusto. Il cappello che portava sul capo, per nascondere la fasciatura - poco evidente, comunque - le stava quasi per cascare, tanto era la fretta. Estelle se lo mantenne con il braccio, quasi dalla camicia fuoriuscì la seconda fasciatura, quella alla mano.
Ora era anche una preoccupazione questa: non far intravedere nulla. Era come se si vergognasse, come se risultasse debole. Per di più, le ferite le ricordavano 'quella' notte. Le fiamme che l'avvolgevano. Pensava di non farcela. Se l'era cavata bene, di certo meglio di qualcun'altro. Tisifone.
Un altro ricordo legato a quest'ultima. Il viso di qualcuno che sembrava premuroso nei suoi confronti. L'invidia che provava in quel momento, ma che subito aveva represso, e che ancora le doleva tutt'oggi.
Correva ancora. Le immagini che ora riprendevano a scorrerle nella testa, la bocca semi-chiusa, come se sentisse dolore. Il capo chino. Conosceva la strada a memoria. Non c'era bisogno nemmeno di dare un'occhiata.
E poi, per la seconda volta nell'arco di un mese, sempre molto sbadata nel suo andare - avrebbe dovuto pensarci meglio prima ovviamente - qualcuno - era troppo stordita ora per accorgersene - aveva provocato l'incontro delle sue natiche con il pavimento.
La sua corsa nuovamente interrotta. Avrebbe voluto sprofondare ancora più giù, nascondersi ancora. Ed ora era ben visibile, si sentiva d'un tratto come se stesse camminando nuda per i corridoi del castello.
In un gesto istintivo, si portò le braccia al capo, come a volersi nascondere. Il cappello le era scivolato. La fasciatura ora ben visibile. Doveva nascondere anche quella.
Mi.. dispiace..
Non ero proprio.. attenta..
Le scale di Hogwarts, forse l'ambiente meno piacevole di tutto il castello.
Cambiavano direzione a loro piacimento, lo facevano spesso, soprattutto quasi sempre quando una persona aveva fretta e doveva essere in meno di due minuti e mezzo - sì, e mezzo - due piani più su.
Estelle aveva deciso di arrendersi, ormai. Il movimento delle scale, ormai, era diventato un'abitudine. Restava immobile sul penultimo scalino in attesa che la scale decidesse - finalmente - di collegarla al piano inferiore, per poter così imboccare - sfortunatamente - una seconda scala che l'avrebbe condotta alla Sala Comune Corvonero. Aveva fretta e, purtroppo, come ogni volta, aveva imboccato proprio questo intoppo.
Scappava. Non sapeva da cosa precisamente.
Era tornata quella stessa mattina da Lille. Il viaggio in Francia le aveva fatto bene. Rivedere suo padre era stata una grande gioia. A quanto pare, i rapporti con la madre erano migliorati parecchio. Estelle non sperava che i due tornassero assieme - sarebbe stato l'inizio di una nuova storia che si sarebbe conclusa sempre allo stesso modo; un circolo vizioso, insomma - ma non le dispiaceva affatto che i due si frequentassero: per lei e per la sorella minore, Alya, poteva essere solo un buon pretesto per vedersi più spesso, ovviamente fuori le mura di Hogwarts.
La Francia era calda. Ritornare ad Hogwarts era stata una benedizione. Fresca, si respirava aria pulita.
Estelle si guardò attorno. Un gruppetto di studenti era nelle sue stesse condizioni. Abbozzò un sorriso quando la riconobbero; alcuni si lasciarono andare persino ad un "Bentornata", accompagnata da un sorriso caloroso. Nessuno di loro, ovviamente, sapeva dove fosse stata. Molti erano ancora convinti che per via della fasciatura alla mano e alla testa fosse stata costretta a restare chiusa in camera. Aveva fatto l'abitudine anche a quello. Le fasciature non le davano più tanto fastidio e nemmeno le ferite le dolevano troppo, a parte nei momenti in cui si muoveva troppo e si affaticava. Ma nemmeno quello le avrebbe impedito di muoversi.
Alla fine si era decisa, la scala.
Si era fermata.. ed Estelle, quindi, poteva riprendere la sua corsa.

Corsa che riprese nel migliore dei modi.
La scala successiva sembrava essere molto più gentile, l'accompagnò con la corsa e le fece posare il piede proprio sul piano giusto. Il cappello che portava sul capo, per nascondere la fasciatura - poco evidente, comunque - le stava quasi per cascare, tanto era la fretta. Estelle se lo mantenne con il braccio, quasi dalla camicia fuoriuscì la seconda fasciatura, quella alla mano.
Ora era anche una preoccupazione questa: non far intravedere nulla. Era come se si vergognasse, come se risultasse debole. Per di più, le ferite le ricordavano 'quella' notte. Le fiamme che l'avvolgevano. Pensava di non farcela. Se l'era cavata bene, di certo meglio di qualcun'altro. Tisifone.
Un altro ricordo legato a quest'ultima. Il viso di qualcuno che sembrava premuroso nei suoi confronti. L'invidia che provava in quel momento, ma che subito aveva represso, e che ancora le doleva tutt'oggi.
Correva ancora. Le immagini che ora riprendevano a scorrerle nella testa, la bocca semi-chiusa, come se sentisse dolore. Il capo chino. Conosceva la strada a memoria. Non c'era bisogno nemmeno di dare un'occhiata.
E poi, per la seconda volta nell'arco di un mese, sempre molto sbadata nel suo andare - avrebbe dovuto pensarci meglio prima ovviamente - qualcuno - era troppo stordita ora per accorgersene - aveva provocato l'incontro delle sue natiche con il pavimento.
La sua corsa nuovamente interrotta. Avrebbe voluto sprofondare ancora più giù, nascondersi ancora. Ed ora era ben visibile, si sentiva d'un tratto come se stesse camminando nuda per i corridoi del castello.
In un gesto istintivo, si portò le braccia al capo, come a volersi nascondere. Il cappello le era scivolato. La fasciatura ora ben visibile. Doveva nascondere anche quella.
Mi.. dispiace..
Non ero proprio.. attenta..
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